Anch'io ieri ho seguito la sua conferenza stampa e mi sembrava che fosse quasi come perdere un patrimonio. Perché anche se già non era ai suoi livelli, comunque con la sua presenza ci riportava a un qualcosa di troppo bello. Credo che comunque lui sia una persona positiva, anche se ieri piangeva, perché comunque non è facile: non lo è per noi, figuriamoci per lui. Io mi considero un suo amico, sapevo un po' delle cose che stavano succedendo, e ripeto, non è facile. Comunque, lui rimarrà tra i miti: Maradona, Pelè e poi Ronaldo".
"La mia idea di calcio implica di cercare di vincere, perché questo è l'obiettivo sempre, ma anche di giocare bene", sottolinea Leonardo alla vigilia di Fiorentina-Inter, recupero della 17^ giornata di Serie A Tim 2010-2011. "Non credo - aggiunge - che ci sia un'influenza psicologica su una squadra così esperta tra il giocare in casa e il giocare fuori casa. La squadra deve giocare, deve cercare di far male: fuori casa forse sei meno propenso a farlo, ma è quello che dobbiamo fare. Questo è il gioco di questa squadra. Questa squadra deve fare male, ha qualità e fisicità per farlo. Non ci deve essere paura di giocare, questa squadra deve fare male. Ovunque giochi. E questo è l'unico modo di recuperare punti. Io non aumenterei troppo tutta questa preoccupazione".
"Noi abbiamo giocato contro tutte le squadre nel loro momento migliore", ci tiene a precisare Leonardo quando gli fanno notare la ripresa della Fiorentina. "È il destino dei grandi, perché ti confronti sempre con una squadra che è in un grande momento. La Fiorentina è ripartita bene, ha fatto una grande vittoria all'ultima partita. Il presidente ha detto che un dovere cercare di vincere? È una cosa normalissima. Noi parliamo di scudetto perché ci viene sempre fatta la domanda se ci crediamo o no: per quanto mi riguarda, per quello che vedo guardando le altre squadre, è ancora tutto aperto. Chi può dire 'ho vinto', oggi? È tutto aperto. Settimana scorsa c'era la grande Inter che faceva calcio spettacolo e tanti gol; oggi non va bene nulla, la squadra è logora e non va, è piena di problemi.
A me piace il calcio bello: o mi prendono così o non mi prendono. E anche la gente vuole vedere il calcio bello. E questa squadra se lo può permettere: l'Inter oggi è la migliore squadra del mondo. Cosa stiamo qui a piangere? A piangere cosa? Io non ci sto ad entrare in questi drammi. Mi spiace, ma o mi prendete così o mi lasciate. Io penso a un calcio offensivo. L'obiettivo è fare un grande calcio. Se poi non ce la farò, non è che starò qui tutta la vita. L'Italia è la culla della tattica, che è una cosa bellissima da vedere, ma l'amore per il calcio nasce dal gol. Io cerco questo, la gente cerca questo. E poi, una squadra che attacca non è che non difende".
"Questa squadra deve avere il coraggio di giocare, in qualsiasi situazione, come è sempre stato. Nel dna di questa squadra c'è il saper far male", sottolinea Leonardo, che poi rifiuta ogni tipo di critica a giocatori come Samuel Eto'o: "Uno deve avere coraggio a criticare Eto'o, deve avere proprio coraggio. Ha fatto 27 gol in questa stagione, può capitare il momento o il tratto della partita in cui non trovi lo spazio. Dire che c'è un problema Eto'o non esiste".
Durante la conferenza stampa della vigilia di Fiorentina-Inter si parla anche di Nagatomo: "La fiducia ce l'ha", sottolinea il tecnico. "Nelle due partite che ha giocato ha fatto molto bene, a livello di posizione difensiva e del tempo per arrivare in attacco. Quindi non vedo problemi. Deve solo entrare sempre di più nei meccanismi. Poi è ovvio che migliorerà ancora, è giovane ed è arrivato in una grande squadra".
Argomento della conferenza anche la figura dell'allenatore, in generale: "È un posto ambito e allora sembra quasi che ti facciano un favore, ma nessuno fa un favore a nessuno. La società ha bisogno dell'allenatore e l'allenatore cerca di arrivare agli obiettivi della società. In questa è vincere. Non cambia Milan o Inter. È una questione generale di cultura. Però non è un problema di giudizio: se mi devono giudicare lo facciano, non sono permaloso. Lo so che si è sotto esame, ma quello che dico è che ci vuole un po' di coerenza. Io cerco di avere la mia. E difendo la squadra, perché parlare di me oggi cambia poco: io sono qui da 40 giorni. Ma parlare di questa squadra oggi mi fa arrabbiare. Parlare di me va bene, dite quello che volete. Ma di questa squadra non mi va. Non si può parlare di Eto'o o di Milito, o di altri. Detto questo, dobbiamo cercare di mantenere un grande ritmo e cercare di vincere. Avere un tipo di gioco e mantenerlo per 90 minuti è l'ideale. Che noi non siamo al cento per cento, ci mancherebbe altro: ma io cerco di insistere sulle cose positive che possono portare alle vittorie. Poi, se ci saranno mille sconfitte, giudicheremo: ma per adesso stiamo parlando di 11 gare, con 8 vittorie, 2 sconfitte, un pari in Coppa Italia vincendo ai rigori. Se guardo questo, vi dico che firmerei per vincere 7 gare delle prossime 9".
A Leonardo viene ricordato che ieri il presidente Moratti ha sottolineato il fatto che l'Inter abbia sbagliato troppi gol. Il tecnico, invece, viene in qualche modo accusato dai giornalisti di fregarsene del problema dei gol subiti: "Dire che non me ne frega già è un'interpretazione: non è vero che non me ne frega, a me interessa di tutto, anche dei gol sbagliati. Noi, comunque, dovevamo per forza cercare di vincere e quindi rischiare di più. Poi trovare l'equilibrio non è semplice, ma è comunque una ricerca che facciamo. Per quanto riguarda il presidente, credo che lui si sia lamentato di una occasione clamorosa che è successa. Non credo che lui si sia lamentato del fatto che abbiamo sbagliato dei gol. E poi, il presidente fa il presidente, l'allenatore fa l'allenatore, credo che tante volte i giudizi vadano d'accordo, altre volte meno, ma questo rientra nella normalità".
"Sembra che arrabbiarsi sia la normalità! Dobbiamo arrabbiarci tutti?", insorge Leonardo quando gli viene detto di essere 'arrabbiato'. "Non sono arrabbiato. Quello che dico è che è venuta fuori una situazione troppo negativa rispetto a quello che è. Se domani i giocatori saranno arrabbiati? La rabbia è il pane di questa squadra ed è sempre stato così. Non devo inventare nulla. Questa squadra ha una sua identità. Non è che io mi arrabbio e la squadra si arrabbia, non è che io sono calmo e la squadra è calma. Non è così".
Fonte: INTER.IT
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