sabato 26 febbraio 2011

Leonardo: "Continuare, non ricominciare"

Dopo l'infortunio di Esteban Cambiasso durante Inter-Bayern, Leonardo affronta il capitolo infortuni rispondendo alle domande dei giornalisti: "Quello relativo agli infortuni è un discorso lungo e io non ho la minima intenzione di vedere chi ha ragione e chi no, soprattutto perchè non voglio dimostrare di averla io. Quella attuale è una stagione nella quale sono successe tante cose, una stagione che definirei travagliata e che può capitare a qualunque squadra. Non voglio parlare di quello che è accaduto in passato perchè io non c'ero e non voglio giudicare nulla, ma credo che tutto sia conseguenza di tante cose.

Non è che c'è una cosa che succede per un'altra. Io posso dire, per quello che ho vissuto direttamente, che dal primo giorno nel quale sono arrivato io e fino ad oggi la richiesta in termini di sforzo ai giocatori è stata enorme. Innanzitutto, perchè si doveva sopperire a delle assenze e quindi eravamo costretti a chiedere a dei giocatori di disputare tantissime partite senza mai fermarsi. Si sono fermati coloro che si sono fatti male e che si sono fatti male per un'esigenza enorme, quindi non lo so se si tratta di una questione di preparazione, ma credo che lo sforzo che è stato richiesto ai giocatori nell'ultimo periodo è stato enorme".

A proposito poi dei giocatori che attualmente infortunati, Leonardo precisa che: "Dobbiamo valutare oggi chi potrà seguire la squadra a Genova e chi no. Anche se ormai si parla di allarme-infortuni, ci sono al tempo stesso tante cose positive, come ad esempio il fatto che per Thiago Motta, Ranocchia e Cordoba siano lì, vicini al rientro in campo. Non si sa ancora se potranno essere disponibili o no, ma manca poco. Chi tra loro sarà convocato, lo sarà perchè non avrà problemi e perchè la situazione è migliore di quella che sembrava. Valuteremo in base all'allenamento che faremo oggi pomeriggio. Per Cambiasso, invece, lo stop sarà più lungo".

Alla vigilia di Sampdoria-Inter, Leonardo incontra i giornalisti al centro sportivo "Angelo Moratti" e, partendo dalla sconfitta subita dal Bayern Monaco in Champions League, inizia spiegando quello che l'Inter dovrà fare da oggi in poi: "Non dobbiamo ricominciare, ma continuare. Sono realmente contento di tutto quello che abbiamo fatto sino ad adesso. È vero, la sconfitta subita dal Bayern non può rendermi felice in termini di risultato, ma credo che tutto sia ancora aperto e lo dico con sincerità. Quello che conta è non perdere la concentrazione su quello che è il nostro obiettivo fin dall'inizio, anche perchè quello attuale in campionato è un momento cruciale, le prossime partite daranno delle risposte importanti per capire bene e avere una classifica più chiara".

È da questi concetti che si parte per parlare di come l'Inter dovrà affrontare i prossimi impegni: "La squadra ha già dato tanto e continuerà a darlo, forse certi giocatori stanno pagando sforzo fatto dalla ripresa del campionato a gennaio. Non credo che alla squadra, nelle partite con Juventus e Bayern, sia mancato qualcosa. Non voglio parlare di fortuna o di sfortuna, perchè credo in Dio e nel lavoro, ma quando si incontrano due squadre forti può succedere che la partita sia decisa da un dettaglio, un centimetro in più o in meno, ed è quello che è successo a noi contro Juventus e Bayern".

"C'è sempre da lavorare - continua l'allenatore nerazzurro -, quindi cercare i perchè e analizzare che cosa non è andato bene, ma in queste partite non posso rimproverare nulla riguardo alla presenza della mia squadra. È più facile analizzare, ad esempio, la partita con il Cagliari, che non abbiamo giocato bene e abbiamo vinto, piuttosto che quelle con Juventus e Bayern nelle quali, secondo me, la squadra c'era".

E quella di domani con la Sampdoria che partita sarà? "Quello di Genova è un campo difficile, non solo per quella che è la piazza, perchè la base del gruppo c'è, anche se sono andati via giocatori importanti come Pazzini che è qui con noi. Anche il terreno di gioco sarà difficoltoso perchè mi hanno detto che è stato sistemato, ma non sappiamo in che condizioni sarà. La Sampdoria è una squadra che è cambiata tanto, basta vedere le ultime formazioni e i cambiamenti in quanto a uomini e a sistemi di gioco: cercando un nuovo modo di giocare con i nuovi interpreti, ma non è mai mancato lo spirito che l'ha portata a raggiungere lo scorso anno i preliminari di Champions League".

"Per come Pandev ha giocato nel suo momento migliore, cioè nella passata stagione, aveva acquistato la consapevolezza del vincente. In quel sistema, Goran non aveva l'obbligo di far gol e se un attaccante perde di vista questo, perde tanto, perchè noi ad esempio non abbiamo mai giocato in quel sistema e la necessità di cercare i gol è ricaduta anche su di lui". Leonardo parte dalla scelta di non schierare il macedone durante Inter-Bayern Monaco per spiegare l'attuale condizione dell'attaccante macedone: "È questa l'idea che Goran deve riacquistare: l'attaccante deve fare gol, deve essere in area e chiudere le azioni.

Lo ha capito, è consapevole, ha dato disponibilità assoluta e credo possa essere ancora molto importante per noi. La scelta di non utilizzarlo nella gara di mercoledì non è stata fatta perchè Pandev non stava bene. È una scelta di uomini, cercando anche di mettere in campo una squadra che poteva non solo difendere bene, ma anche saper far male e, durante la partita, credo siamo stati in grado di costruire tante occasioni: è per questo motivo che ho deciso di non inserire Goran a partita in corso. È stata una scelta ragionata su tutto quello che avevamo a disposizione, sono convinto che Pandev tornerà al meglio, principalmente con l'idea di fare gol".

"Siamo sempre stati abituati ad avere due o tre attaccanti schierati in campo - continua Leonardo a proposito della scelta di affidarsi a una sola punta nell'ultima partita di Champions -. Nonostante Sneijder sia un giocatore molto offensivo e nonostante il fatto che Stankovic s'inserisca in modo da poter dare risultati anche in zona gol, credo che quando il presidente Moratti ha parlato di mancanza di centravanti si riferiva al fatto che Eto'o ha agito come punta centrale, ma non è una vera punta centrale, è un istintivo, un attaccante che gira, che va via in dribbling, mentre questa squadra, anche durante la mia gestione, ha avuto sempre un riferimento centrale"

E, a proposito di interpreti del reparto offensivo nerazzurro, si parla anche di Coutinho: "Nessuna bocciatura, ma credo che in certi momenti abbiamo avuto anche abbondanza di centrocampisti. Si è trattata di semplice e pura concorrenza, è un giocatore che crescerà tanto e avrà le sue possibilità perchè è un talento e può giocare sia come centrocampista sia come punta esterna, dipende dal modulo".

L'allenatore nerazzurro rassicura tutti sulle condizioni, soprattutto psicologiche, di Julio Cesar: "Il fatto di prendere su di se tutte le colpe è un modo che lui ha, che utilizza anche per scaricare i problemi e quello conseguente al gol subito da Gomez secondo me è già risolto. È maturo, sa di aver salvato tante volte l'Inter e che niente mette in dubbio la sua figura e il suo rendimento".

A proposito di Champions League, Leonardo chiude con una previsione: "Tutte e tre le squadre italiane possono ancora passare il turno, non farei nessuna analisi negativa definitiva". E, infine, parlando di Milan ("nella gara col Napoli affronta la seconda in classifica, quindi chi insegue può sognare un pareggio, ma prima c'è la nostra partita a Genova") e delle frasi di Zlatan Ibrahimovic sulla forza storica del club rossonero rispetto a quella dell'Inter, il tecnico chiosa: "Non so perchè ha detto ciò, ma Inter e Milan si sono giocate sempre tutto alla pari".


Fonte: INTER.IT

Film: Zanetti, l'uomo, il campione in "JZ4"

Un film che racconta i 16 anni di Javier Zanetti con la maglia dell'Inter. Un film sull'uomo, sulle sue origini, sull'etica che rappresenta in un mondo calcistico sempre più in crisi. Un film sul grande capitano nerazzurro, dal record di scudetti consecutivi fino alla storica tripletta del 2010.

JZ4, scritto e diretto da Carlo A. Sigon e Simone Scafidi, è un film dedicato al capitano Javier Zanetti. Raccontato con la formula della docufiction (un misto di interviste e di sequenze cinematografiche), è un film biografico inventivo e atipico. Se da una parte, grazie a contributi di repertorio e a interviste inedite a personalità del mondo del calcio (soprattutto nerazzurro) e ad amici e parenti del capitano, si ricostruirà la carriera di Javier attraverso le tappe cruciali sul campo, dall'altra ci saranno quattro storie di fiction, ambientate a Buenos Aires, sua città natale dove, con il respiro e il ritmo del cinema, si insceneranno momenti salienti della vita del campione argentino. Proprio in questo aspetto risiede il fascino dell'opera: non saranno ricostruzioni fedeli della reale storia umana e calcistica di Zanetti, ma sarà un racconto cinematografico in quattro capitoli, nei quali si rifletterà la vita del capitano interista, attraverso vicende che ricordano quella di Pupi, con quattro protagonisti differenti nella Buenos Aires di oggi.

Un bambino che sogna di diventare calciatore, un ragazzo che deve abbandonare la propria città per inseguire un sogno, un giovane uomo che deve lottare contro i fallimenti, e un uomo di successo che si dedica ad aiutare il prossimo. Quattro storie, quattro età differenti, quattro modi per vedere l'eccezionalità della vita di Zanetti in quattro vicende che riflettono la normale singolarità del capitano neroazzurro. Uomo e campione.
Quattro come il numero storico della sua maglia interista.

Un'opera dal respiro cinematografico, con un occhio attento al fascino, alla forza evocativa sia del contesto e delle location (l'Argentina in particolare) sia dell'aspetto umano e toccante delle varie testimonianze che si incontreranno. JZ4, prodotto da Enormous Films e Indiana Production, è un film per i tifosi interisti, per tutte le persone che amano i veri campioni, al di là dei colori della divisa, e per chi vede nel cinema una forma d'arte capace di emozionare e stupire attraverso il racconto per immagini.

JZ4 è un progetto nato per sostenere "La Fundacion PUPI", creata da Javier e da sua moglie Paula, che dal 2001 porta un indispensabile sostegno ai bambini poveri e diversamente abili delle periferie di Buenos Aires. Una fondazione che, nel corso degli anni, è diventata fonte di concreta speranza per decine e decine di ragazzini. Un altro esempio dell'umanità di Zanetti, che per questa importante iniziativa convoglia gran parte delle sue energie e della sua responsabilità.

Un'iniziativa tutta speciale resa ancora più preziosa da un'intervista esclusiva al presidente Massimo Moratti che racconta "il suo Javier Zanetti": da quella videocassetta di una partita della nazionale argentina under 17, nella quale rimase impressionato da quel ragazzo "che correva e dribblava, dribblava e correva e mai cadeva" fino alle lacrime del capitano nerazzurro "diventato simbolo dell'Inter dopo quel terribile 5 maggio", quando "a Siena nell'aprile 2007 alzava lo scudetto". Perchè, proprio come confessa sorridendo il presidente Moratti: "Da Zanetti ti aspetti che fuori dal campo non sia così professionale, preciso, leale, sereno e invece di Zanetti c'è proprio solo e soltanto quello".

Fonte: INTER.IT

giovedì 24 febbraio 2011

Moratti: "A Monaco nulla è impossibile"

Presidente, che idea si è fatto, a mente fredda di tutti i commenti che sono stati fatti a proposito della sconfitta di ieri sera?

"Direi che è stata una buona partita, sarebbe potuta finire in tutti i modi, ma è finita in quello peggiore perchè poi anche l'Inter è stata in grado di fare delle belle cose, abbiamo costruito ottime occasioni. La sfortuna è subire il gol all'ultimo minuto e non avere poi neanche modo di reagire".

Rimontare nella gara di ritorno è possibile?

"L'Inter deve vincere con un gol di scarto, poi dopo o ti ritrovi ai rigori o ti ritrovi ad aver vinto, quindi non è impossibile come situazione. Dipenderà anche un po' dalla fortuna che potremo avere".

Rispetto alla finale di Champions League di Madrid giocata nel maggio scorso contro il Bayern Monaco le è mancato più Milito o Mourinho?

"Mi è mancato un centravanti di ruolo che desse profondità. L'Inter ha dovuto cambiare un po' il tipo di gioco, che per me ha espresso molto bene perchè è stata pericolosa, però è chiaro che era una chance importante".

Dovendo essere critico nei confronti dell'Inter che cosa non è piaciuto a Moratti ieri sera?

"Per il momento non ho ancora fatto un'analisi, però devo dire che siamo rimasti tutti male per la sconfitta, ma non per il gioco".

La formazione che ha schierato Leonardo le è piaciuta?

"Era giusta, non avrei fatto niente di diverso".

Domenica sera l'Inter sarà impegnata nella partita con la Sampdoria e non potrà permettersi nessun rilassamento, anche perchè il Milan sarà impegnato con il Napoli...

"Per un giorno pensiamo, anche se non è divertente farlo, alla sconfitta di ieri. Con la Sampdoria, comunque ritroveremo un centravanti come Pazzini e vedremo".

Julio Cesar ieri è apparso molto incerto?

"È un portiere che ci ha fatto dei miracoli tali in porta, che ogni tanto qualche errore può capitare. La situazione non è grave".

Dopo le sconfitte subite da Inter, Milan e Roma può essere definita preoccupante la situazione del calcio italiano o si tratta di tre casi isolati?

"Si tratta di tre squadre diverse che hanno avuto avversari particolari, nessuno dei quali era facile. Tutte le volte, quando si perde è il de profundis, poi quando si vince siamo i migliori del mondo, un po' di equilibrio, forse ci aiuterebbe a tirare avanti tutti meglio'.


Fonte: INTER.IT

Leonardo: "Affronteremo il ritorno con coraggio"

"Non meritavamo questa sconfitta. Il gol preso è stato molto inaspettato: lo 0-0 sembrava più giusto per le occasioni che abbiamo avuto noi e per quelle che hanno avuto loro", commenta Leonardo al termine della gara contro il Bayern Monaco.

"Il Bayern è un avversario difficile, con un gran possesso palla: un vero peccato - prosegue l'allenatore dell'Inter - aver preso gol alla fine, ha segnato l'uomo che fino a quel momento non aveva toccato palla. Il Bayern ha avuto più volume di gioco, ma noi abbiamo creato tanto, almeno sei palle gol. Il mancato utilizzo di Pandev? È stata una scelta, ma non credo che il problema sia stato la mancanza di un centravanti. Non c'è stato un problema di mancanza di attaccanti, perché le occasioni le abbiamo avute. E poi credo che sia ancora tutto aperto: e noi andiamo a Monaco per passare il turno. Sono tranquillo, possiamo vincere noi nel ritorno, anche se non sarà facile, come del resto non lo sarebbe comunque stato anche se la gara fosse finita 0-0. Ogni partita ha la sua storia e questa non può essere analizzata solo per il gol che hanno fatto gli avversari. Mi ha soddisfatto come ci siamo comportati, a livello di corsa e sacrificio, di interpretazione, con l'inserimento da dietro dei centrocampisti, infatti dopo un inizio timido abbiamo fatto la gara che volevamo fare e per un nulla non abbiamo segnato. Abbiamo giocato come volevamo, costruendo occasioni che potevano cambiare questa partita. Julio Cesar? Non deve chiedere scusa a nessuno. Abbiamo giocato alla pari, con stili diversi, ma le nostre occasioni non sono finite in rete purtroppo. Se analizziamo come abbiamo giocato, secondo me la squadra si è comportata bene. Non ho nulla da rimproverare ai ragazzi. Non si può dire che la squadra abbia giocato male".

A Leonardo viene chiesto poi delle condizioni di Ranocchia: "Dobbiamo valutare, qualcosina l'ha sentito. Alla fine l'ho visto sereno anche se qualcosa l'ha sentita".

"Dispiace prendere un gol così, a fine partita - conclude poi il tecnico -, ma questa sconfitta cambia l'umore, non il modo in cui affronteremo la gara di ritorno. Andiamo a Monaco con coraggio e consapevolezza".

Fonte: INTER.IT

martedì 22 febbraio 2011

Zanetti: "Con attenzione, siamo pronti"

"Sto bene, mi godo questo momento: in questi ultimi anni abbiamo raggiunto obiettivi importanti e ne vogliamo raggiungere ancora. Voglio rendermi utile a questa squadra, che mi fa sentire importante: spero di esserlo anche domani": sono queste le prime parole di Javier Zanetti, il giocatore prescelto da Leonardo per la conferenza stampa della vigilia di Inter-Bayern Monaco, gara valida per l'andata degli ottavi di Uefa Champions League, che si giocherà domani sera allo stadio 'Giuseppe Meazza', in San Siro, calcio d'inizio alle ore 20,45.

"Ci attendono 180 minuti, questa è la prima differenza rispetto a quando ci siamo incontrati con il Bayern Monaco a maggio - continua il capitano nerazzurro -. Loro sono diversi rispetto a come erano e domani sarà una partita diversa, ma noi speriamo di essere in grande forma come allora. Il Bayern è una grande squadra, però noi dobbiamo cercare di fare la partita e vincere: ragionare da squadra ed essere corti, per poi colpire. Dovremo stare attenti a non lasciare loro spazi. Siamo pronti, siamo consapevoli della nostra forza. E questa è la Champions: noi vogliamo andare avanti".

Grande protagonista con la doppietta vincente il 22 maggio scorso, domani sera Diego Milito non ci sarà: "Dispiace che Diego non sia disponibile, ma la squadra pensa lo stesso a poter fare la sua partita e a raggiungere un risultato positivi", sottolinea Zanetti.

"Ho visto sia la gara del Milan che della Roma, hanno affrontato squadre in salute. E sarà difficile anche per noi domani, ma questo non vuol dire che ci sia una differenza tra il calcio italiano e quello straniero. Questa è semplicemente la Champions", aggiunge e conclude Zanetti.

Fonte: INTER.IT

Leonardo: "Il mio 22 maggio, ho tifato Inter"

"Non è che tutto quello che è stato fatto in passato è stato cancellato. La base di questa squadra c'è, anche a livello di uomini. E anche l'idea di gioco c'è. Poi è ovvio che ogni partita si presenti in un modo diverso e che si scelgano gli uomini che sono in condizioni migliori. Questa è l'idea. Poi bisogna anche vedere come si sviluppa la partita. L'idea di gioco, comunque, è presente, poi gli uomini devono interpretare il ruolo che viene richiesto a ogni partita": dichiara Leonardo nel corso della conferenza stampa della vigilia di Inter-Bayern Monaco, gara valida per l'andata degli ottavi di Uefa Champions League.

L'allenatore nerazzurro svela quindi le sue emozioni in occasione della finale di Madrid tra Inter e Bayern Monaco del 22 maggio scorso: "Ho visto la partita di maggio. Per chi tifavo? Qualsiasi cosa risponda potrebbe sembrare non vera... ma tifavo per l'Inter, per la squadra italiana. Perché anche se noi non valorizziamo tanto questo, bisogna ammettere che se fosse stata un'impresa fatta da altri, inglesi, spagnoli, tedeschi, noi saremmo stati qui a parlare di una cosa straordinaria. E io quindi tifavo per un'impresa del campionato italiano: il fatto che l'Inter abbia vinto tutto questo nel mondo è stato il top. Ho quindi provato soddisfazione".

Domani per Leonardo si tratterà dell'esordio in Champions come allenatore nerazzurro, gli viene quindi chiesto se spera che la gara contro il Bayern possa essere simile a quella dell'esordio in campionato, contro il Napoli, con lo stesso spirito: "Credo che lo spirito ci sia, poi ogni gara si può presentare in un certo modo, si possono trovare delle difficoltà, delle soluzioni, o può mancare l'energia, in un periodo lungo come numero di partite ma corto per il tempo. Ma lo spirito c'è".

"Non voglio entrare in queste cose. Non ho mai parlato di arbitri e spero di non farlo mai. Mi importa poco, mi importa davvero poco: secondo me dobbiamo prendere una strada diversa. Poi non ho nessuna intenzione di aver ragione, ma dobbiamo prendere una strada diversa"; così ha risposto Leonardo - nel corso della conferenza stampa della vigilia di Inter-Bayern Monaco - a chi gli chiedeva degli errori arbitrali della scorsa giornata di campionato.

"Ranocchia sta bene, oggi si è allenato", spiega l'allenatore nerazzurro parlando delle condizioni del difensore. "È vero - aggiunge dopo - che non avendo Pazzini, che non può giocare in Champions, e non avendo Milito, ancora indisponibile, abbiamo meno alternative rispetto ad altre partite, ma comunque le alternative ce le abbiamo lo stesso. Vedremo le condizioni dei singoli giocatori. In Champions è anche importante arrivare nel momento giusto con le condizioni giuste dei giocatori".

Si parla quindi delle caratteristiche della competizione che attende domani i nerazzurri: "La Champions riunisce tanti grandi giocatori, grandi squadre con grandi obiettivi e ambizioni, e questo fa sì che la voglia di giocare sia più forte di quella di contenere. Questo rende più aperte le gare ed è una cosa che piace, anche come spettatore. Poi da allenatore c'è sempre la ricerca di un equilibrio, senza mai perdere un'identità che a me - quella offensiva, quella della Champions - piace".

"Non sento nessun peso e non ho paura di niente", risponde Leonardo a chi gli chiede se sente il peso di riportare una squadra italiana a vincere due volte di seguito la Champions League. "Non ho paura che succeda niente, ho però la certezza che questa squadra non pensi ad altro se non a vincere. Questa squadra è campione in carica, la mentalità è quella, non c'è altro in testa che la vittoria e ci sentiamo in grado di combattere contro chiunque".

"Credo che l'Inter domani lotterà con tutte le sue forze, senz'altro: questa squadra è così, tira fuori qualsiasi energia. Può avere delle difficoltà, problemi fisici, ma ha una capacità impressionante di superare questo tipo di problemi, se no non avrebbe mai fatto quello che ha fatto. Ha una capacità enorme di superare le difficoltà e questo mi fa sentire forte. Poi, quello che succederà, è difficilissimo da sapere, stiamo parlando di due squadre fortissime, che hanno una tradizione enorme, con una storia che va e che andrà avanti. Però sono certo che il comportamento sarà quello di una squadra campione", ha dichiarato Leonardo nel corso della conferenza della vigilia di Inter-Bayern Monaco, andata degli ottavi di Uefa Champions League.

"L'esigenza nei confronti di una squadra di questo livello è massima - prosegue il tecnico nerazzurro -, è quindi normale che si cerchino anche le cose che non vanno, anche io lo faccio, però sottolineo una capacità: quella di riuscire a portare a casa il risultato, anche se ci sono delle difficoltà. È successo parecchie volte con l'Inter. Poi le difficoltà sono normali, per chi vive tutti i giorni sono normali, noi lo sappiamo, però credo che tutte le squadre vivono questo e io dentro di me sento molto di più le cose positive che facciamo rispetto al resto".

"Il Bayern è sempre il Bayern e l'Inter è sempre l'Inter: è vero che piccole cose del momento possono condizionare, ma credo che ci siano lo stesso le risorse per affrontare qualsiasi momento. Si confrontano due squadre in momenti diversi ma che sono in grado di affrontarsi alla pari", risponde Leonardo a chi gli fa notare che all'Inter mancano uomini chiave.

Fonte: INTER.IT

Moratti vs Berlusconi: l'Inter doppia il Milan

Nuovamente ospite di Inter Tv, ieri sera, il nostro direttore Domenico Fabbricini. Nel corso della trasmissione 'Cuore Nerazzurro' la redazione ha presentato un dato statistico molto interessante: se è vero che il Milan si definisce il Club più titolato al Mondo, scrivendolo praticamente su qualunque documento ufficiale, l'Inter è sicuramente il club italiano più titolato degli ultimi 25 anni. Mettendo a confronto l'era Berlusconi (che ha da poco festeggiato 25 anni di presidenza) con quella di Moratti (16 anni di insediamo) scopriamo che quest'ultimo ha vinto molto più del "collega" rossonero, tra l'altro in meno anni. In questo lasso di tempo, infatti, l'Inter ha conquistato 5 campionati (con un totale di 1076 punti), 3 coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e una Coppa del Mondo. Il Milan 3 scudetti (999 punti), 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 2 Champions Lague, 1 Coppa del Mondo e 2 Supercoppe Europee. Per un totale di 14 trofei nerazzurri a 10.

Un bel distacco, stupisce in particolare come l'Inter "dia" al Milan 75 punti in campionato, praticamente "doppiando" i rossoneri, come se avesse giocato una stagione in più. Il Milan sarà anche il Club più titolato, ma l'Inter è la squadra più vincente del "calcio moderno" e stravince il derby degli attuali presidenti.

Fonte: fcinternews.it

Leonardo fa le prove di ‘Albero di Natale’ con pressing e raddoppi

L’Inter che si appresta a respingere l’assalto del Bayern Monaco, che al momento è solo sul piano mediatico, potrebbe subire qualche variazione tattica. Infatti, Leonardo valuta la soluzione ad ‘Albero di Natale’, con Eto’o, unica punta, sostenuto dagli inserimenti di Dejan Stankovic e dagli assist di Wesley Sneijder, protetti da Zanetti, Cambiasso e Motta che si posizioneranno davanti alla linea difensiva (che ritrova Lucio e Chivu), pronti ad aggredire Robben e Ribery. La fase difensiva nerazzurra, apparsa in difficoltà nelle ultime partite, ha bisogno di essere migliorata, motivo per il quale Leo rinforzerà la linea mediana con un centrocampista in più e un attaccante in meno. Goran Pandev non ha il ritmo partita e la sua stagione deludente ha fatto sì che Leonardo possa puntare sul tandem Sneijder-Stankovic, con un punta davanti (Eto’o), uno schieramento già attuato da Mourinho, lo scorso anno, con grande successo, ovvero con un 5-0 in casa del Genoa.

Leo sa bene che in Champions League serve una prestazione da grande e un atteggiamento meno spregiudicato del solito, visto che un gol subito in casa potrebbe compromettere un’intera stagione. Leonardo si affiderà alle sue sicurezze, che sono Maicon, Zanetti ed Eto’o: i tre hanno fatto un lavoro specifico di rigenerazione e di rinforzamento. La squadra si poggerà sui tre stakanovisti nerazzurri, che domani sera toccheranno quota 14 partite in 49 giorni. Accanto a loro Motta e Cambiasso, che sabato hanno fatto staffetta a centrocampo, e Andrea Ranocchia: il difensore umbro è diventato il principe della difesa nerazzurra, ha preso confidenza nei suoi mezzi e non ha paura dell’armata tedesca, che giungerà a Milano per bombardare la retroguardia dei Campioni d'Europa.

Fonte: fcinternews.it

Solidarietà: corri anche tu con "Pupi"

Il 10 Aprile 2011 sarà possibile partecipare alla Milano City Marathon, sostenendo i progetti che la Fondazione Pupi Onlus di Javier e Paula Zanetti porta avanti da anni in un'area estremamente povera della Repubblica Argentina.

Lo sport è da sempre un elemento di aggregazione, di sano divertimento e svago, e se utilizzato anche come strumento per aiutare chi è meno fortunato diventa un'occasione da non perdere! La Fondazione da dieci anni promuove lo sport nel progetto "Lo sport ci rende uguali" che si sviluppa attraverso l'attività sportiva come strumento per migliorare il comportamento e favorire l'integrazione.

Compilando l'apposito modulo di iscrizione sul sito www.fondazionepupi.org si entrerà a far parte della squadra di PUPI. Gli amanti della corsa potranno partecipare alla Maratona e alla Staffetta con la pettorina e i colori della Fondazione. Una grande opportunità di unire la passione per lo sport a un momento unico di solidarietà.


Corri anche tu con PUPI!
Per maggiori informazioni : info@fondazionepupi.org Tel. 02.48713864 - 334.3533860
www.fondazionepupi.org
IBAN IT16K0623010920000046351583

Fonte: INTER.IT

domenica 20 febbraio 2011

Zanetti: "Con umiltà e maturità, è vittoria"

"Come sempre esulto ogni volta che vedo che la palla entra in rete, indipendentemente da chi lo realizza". Esordisce così Javier Zanetti ai microfoni di Inter Channel a proposito dell'autore dell'autore della rete che ha regalato i tre punti all'Inter in una partita 'molto sofferta - continua il capitano - che ha portato a una vittoria importante, soprattutto perchè veniamo da tante partite di seguito che possono toglierci un po' di brillantezza. Un match vinto con grande umiltà e grande maturità. Le partite si vincono anche così e questi tre punti sono fondamentali".

Qualche preoccupazione sul colpo di testa che ha messo Zanetti k.o per qualche istante, ma lui rassicura: "Ho la testa dura, tranquilli. Abbiamo giocato contro una squadra che può mettere in difficoltà chiunque, noi siamo stati bravi a passare in vantaggio e poi a non concedere gol".

Fonte: INTER.IT

Leonardo: "Si può vincere anche così"

Commenta la vittoria sul Cagliari l'allenatore nerazzurro Leonardo: "Sinceramente così sofferta non me l'aspettavo. Abbiamo trovato il gol nel primo tempo e mi dava l'idea che avremmo gestito e controllato, però abbiamo rischiato di prendere un gol e abbiamo fatto tanta fatica di costruzione e fatica per chiudere il Cagliari che ha tanti giocatori di qualità. La stanchezza c'è, ma non voglio cercare l'alibi della stanchezza. Può capitare la stanchezza, così come il pensare che sei stanco, ma dobbiamo eliminare questa idea. Abbiamo ancora una maratona davanti che ci aspetta. Il nostro gol in fuorigioco? Non lo so, non ho neanche visto bene chi ha toccato: Ranocchia mi ha detto 'sì, ho toccato', ma anche Kharja sorridendo ha detto 'il gol era mio'. Non lo so, non ho ancora capito".

"Siamo partiti con una squadra che poteva dare ampiezza - aggiunge l'allenatore -, ma siamo riusciti solo a essere chiusi, anche nel secondo tempo. Comunque importanti sono i tre punti e siamo soddisfatti. È sempre una vittoria, si può anche vincere così. È stata una vittoria del carattere. Quando vinci giocando male è lo stesso un grande segnale... Questi tre punti sono pane, anche se non è stata una bella prestazione, quindi dobbiamo analizzarla. Però la vittoria fa morale, guardare la classifica fa star bene. È anche paradossale che stasera abbiamo una partita in più dopo aver avuto a lungo due partite in meno... E da domani la classifica sarà reale, quindi faremo i conti alla fine. E non dimentichiamoci il Napoli che sta facendo un campionato fantastico. E comunque, non è detto che non possa rientrare in corsa anche qualche altra squadra".

All'allenatore viene chiesto conto dello scambio di opinioni con Maicon durante la partita: "Meno male che capitano queste cose, sono cose della partita, e la chiarezza è sempre assoluta".

A Leonardo viene poi chiesto della sostituzione di Samuel Eto'o, che non si è fermato in panchina: "Eto'o è uscito velocemente dal campo dopo la sostituzione perché non stava benissimo, doveva fare i suoi bisogni...".

Si parla poi della gara di mercoledì, in Champions League: "Il Bayern è una grande squadra, stanno rientrando tutti: quale nome dei loro mi preoccupa di più? Se facciamo i nostri di nomi, anche loro hanno di che preoccuparsi. Ora dobbiamo valutare Lucio e Sneijder, lo faremo domani".

Fonte: INTER.IT

venerdì 18 febbraio 2011

Stankovic: "Vincere per vincere ancora"

Obiettivo 200^ presenze in campionato con la maglia dell'Inter: Dejan Stankovic lo centrerebbe domani, nel caso in cui scendesse in campo contro il Cagliari. "Un bel traguardo, che mi rende felice: non mi fa sentire vecchio, ma solo felice. Un senatore, come sento dire ogni tanto. Uno di famiglia. Sono contento. Magari potessi festeggiare come Pazzini l'altro giorno, con un gol...", esordisce così il centrocampista serbo, in A tu per tu, ai microfoni di Inter Channel.

"Ma l'importante - prosegue Stankovic - era tornare dopo essere stato fuori tre settimane: sono contento della prestazione, mia e della squadra. Era importante, dopo una sconfitta a Torino, vincere e avvicinarsi al Milan. Così il campionato è riaperto, c'è ancora tanta strada fino alla fine. E poi, quando vinci, le partite sono la miglior penicillina per tutto. Vincere aiuta a vincere ancora".

Domani il Cagliari, mercoledì il Bayern Monaco: "Contro il Cagliari dovremo fare una bella partita, per mettere pressione a quelli davanti. Certo che si gioca tanto e i ritmi sono impressionanti. La stanchezza alla fine si sente. Mercoledì, poi, dovremo stare attenti a non subire gol. Dobbiamo blindare la nostra porta, anche perché la qualità per punirli ce l'abbiamo. L'esperienza per gestire la gara ce l'abbiamo".

Stankovic parla quindi delle sue condizioni fisiche: "Il flessore ora è a posto, lo sento proprio bene. Il dottor Combi e tutto lo staff dei preparatori hanno davvero fatto un ottimo lavoro: in tre settimane sono riusciti a rimettermi in forma".

Fonte: INTER.IT

Leonardo: "L'Inter è l'Italia nel mondo"

"Sneijder ha fatto 50 giorni fermo, è tornato, ha fatto 4 partite dispendiose e difficili: è normale che abbia accusato qualcosina, perché il rientro è sempre così, e ci sono momenti in cui si deve convivere un po' con la fatica. Per questo non è stato convocato, non per precauzione in vista del Bayern Monaco. Mentre per quanto riguarda Lucio, i tempi di un infortunio devono essere rispettati: è vero che c'è tanta voglia di giocare ma anche lui è consapevole che è ancora il momento di aspettare, per recuperare totalmente". Si è espresso così, Leonardo, nella conferenza stampa della vigilia di Inter-Cagliari, a proposito della mancata convocazione del difensore brasiliano e centrocampista olandese: una scelta non motivata dall'imminente impegno di Champions League.

"Quando si scende in campo si scende in campo - prosegue l'allenatore nerazzurro -. Nelle ultime dodici partite ci sono state tante vittorie e tanti punti conquistati. A questo pensiamo, di partita in partita, non pensiamo a gestirci per un impegno. La squadra c'è sempre stata, non credo che ci si possa distrarre in vista della Champions League".

"Credo che questa sia una squadra che ha dentro di sé la voglia di vincere tutto. È normale che questa squadra pensi a tutto, non si può scegliere. Cosa scegli? Si va in campo ogni partita per vincere. E se cambiano i giocatori, non cambia però l'idea di scendere in campo per vincere. L'obiettivo è sempre lo stesso": risponde così Leonardo a chi gli chiede se si prediliga una competizione piuttosto che un'altra.

"Cordoba è un esempio straordinario. Anche in condizioni difficilissime, anche con lesioni, non ti dice niente e va avanti. Lui ha un carattere riservato, ed è apprezzato tantissimo nello spogliatoio; spesso non tutti si accorgono di quanto soffra. Il suo silenzio è una leadership straordinaria. Lui è andato in campo con una spalla conciata male. Ma noi non cerchiamo mai alibi, perché non mi sembra giusto. Pazzini è andato in campo con la febbre e nessuno lo sapeva. Parlo adesso perché tutto è già passato. Queste cose per il gruppo sono troppo forti": sottolinea Leonardo nel corso della conferenza stampa della vigilia.

"In generale, crededemi, non lo dico per dire, tutti fanno cose straordinarie. Deki che vuole anticipare il rientro, Cambiasso e Zanetti, Materazzi che gioca pochissimo e fa alzare il ritmo dell'allenamento a tutti, arrabbiandosi e parlando più di tutti. Non è niente? È tanta roba. Tutto questo mi rende felice ed è questa la grande forza, per un allenatore che arriva a gennaio, con mille impegni davanti. È questa la mia forza, quello che di straordinario sanno fare tutti loro", sottolinea l'allenatore nerazzurro.

Durante la conferenza della vigilia di Inter-Cagliari, a Leonardo viene fatto notare che, nonostante l'Inter sia campione d'Europa e del Mondo, sono bastate due partite di Champions League per far sì che venisse messo in evidenza un divario tra il calcio italiano e quello straniero: "Questo mi fa arrabbiare. Perché sento che cominciano a dire che 'l'Inter non c'è più, non c'è più...', mentre l'Inter è l'attuale campione. Ci siamo dimenticati quello che ha fatto l'Inter? Per il resto, credo che in generale il calcio italiano non abbia sofferto solo una questione tecnica o tattica. È la struttura che andrebbe rivista, con un progetto globale, in maniera tale che possa far crescere le società e il calcio in sé. È successo in Germania, in Spagna, in Inghilterra: credo che in Italia manchi da tanti anni un progetto globale che faccia crescere le società e il campionato in sé. C'è collegamento tra la struttura e il rendimento. Detto questo, l'Italia è ancora a dei livelli altissimi. Non vedo tante altre squadre negli altri Paesi superiori a quelle italiane. È l'interesse per altri campionati che piuttosto è maggiore".

"Il gol è ciò che piace alla gente - prosegue poi Leonardo -, fare gol è quasi un dovere per le grandi squadre, invece che avere paura di prenderne uno. Io concepisco il calcio in questo modo: cercare di costruire credo che sia la cosa che fa innamorare la gente. Poi, cercare di non prendere gol, è normale, ci mancherebbe altro. Ma forse viene in seconda battuta. Questo aiuta lo spettacolo. Comunque, ripeto, siamo qui in Italia, con le squadre e i giocatori che abbiamo, con l'Inter che è l'attuale campione, e stiamo a dire 'che belli Arsenal e Barcellona'... Perché? Allora favoriamo tutte le situazioni a livello di gioco anche qui, se no ci fermiamo solo al gol preso e a quello fatto. So che è una questione di cultura e la rispetto, ma credo che poi lo spettacolo vada verso altri campionati".

Infine, un cenno a Ganso e alle sue recenti dichiarazioni, che profilano un derby di mercato: "Credo che le grandi squadre oggi siano attente a tutti i grandi giocatori. Non penso ad aste o derby ora. Conosco Ganso, sono brasiliano e ho rapporti con le società brasiliane. Tra l'altro non è questo il momento per lui di pensare al mercato, visto che sta recuperando da una lesione importante. Deve tornare, giocare, dimostrare: non pensare ad eventuali derby. Credo che, comunque, lui avrà un futuro importante, in una grande squadra in Europa. Ma sinceramente non me ne preoccupo ora, ci sono tantissimi giocatori importanti in Brasile e lui è uno di quelli. Noi controlliamo e vediamo".

Fonte: INTER.IT

giovedì 17 febbraio 2011

Lucio: "Io nella mia Inter ci credo"

Lucio si prepara a tornare in campo, ma con la dovuta pazienza di chi vuole tornare a essere al cento per cento e restarci a lungo. "Non so se tornerò già per la gara di sabato con il Cagliari o mercoledì per la Champions League - dichiara il brasiliano a margine di un evento organizzato dal suo sponsor tecnico personale a Milano - quello che so é che adesso sono felice di tornare ad allenarmi con la squadra e essere a disposizione dell'allenatore. Sono felice, ma ci vuole un po' attenzione.

La partita con il Bayern è troppo importante, non possiamo rischiare adesso. Di sicuro, per quella data cii sarò". Il difensore nerazzurro, infortunatosi nella gara con il Palermo, parla poi di come ha visto la sua squadra durante la sua assenza: "Bene, l'Inter ha vinto tante partite, tranne quella giocata a Torino contro la Juventus. Hanno fatto tutti bene e sono felice, perché la chance di tornare a vincere lo scudetto c'è. Spero che proseguiremo così". E che cosa ha da dire un gigante della difesa dell'Inter su un compagno che è sulla buona strada per diventarlo? "Se l'Inter ha preso Ranocchia è perché è un buon giocatore. Dopo l'infortunio di Samuel era importante che arrivasse un giocatore così.

Ma devo ammettere che oltre ad Andrea, tutta la squadra sta lavorando bene in fase difensiva". Ma allora come spiega Lucio i numerosi gol incassati dalla squadra nerazzurra? "Ne abbiamo fatti tanti, giochiamo in modo molto offensivo, è normale soffrire un po' di più dietro, ma l'importante è vincere". E a proposito di vittorie, adesso tocca farlo all'Inter in Europa là dove non ci sono riuscite né Roma né Milan: "In Champions c'è sempre pressione.

L'Inter, dopo l'anno scorso, ha un grande nome in tutta Europa e deve affrontare queste partite con la massima concentrazione", afferma il brasiliano. Infine, sulla corsa nel campionato: "Io credo sempre nella mia Inter, che ha fatto bene nelle ultime gare. Mancano tante partite, vincerà la squadra con più forza e con più qualità. Le chance non sono uguali, perché il Milan è un po' avanti, ma l'Inter insegue ancora il sogno scudetto".

Fonte: INTER.IT

Lucio e Motta, 'prima' col gruppo

Dopo il viaggio da Firenze, con arrivo in treno a mezzanotte, l'Inter è ritornata in campo stamane al centro sportivo "Angelo Moratti" per preparare il prossimo impegno in campionato, programmato per sabato 19 febbraio '11 allo stadio "Giuseppe Meazza" in San Siro contro il Cagliari, anticipo serale (ore 20.45) della 26^ giornata Serie A Tim 2010-11. Leonardo e lo staff tecnico hanno suddiviso i nerazzurri disponibili in due gruppi. Nel primo gruppo, i calciatori maggiormente impiegati ieri nella gara allo stadio "Artemio Franchi" che hanno svolto una seduta rigenerativa. In questo gruppo anche Wesley Sneijder (affaticamento all'adduttore destro). Nel secondo gruppo gli altri calciatori, compresi Lucio (prima seduta coi compagni) e Thiago Motta. Aggregati i giovani Andrea Lussardi (attaccante, classe '92) e Lukas Spendlhofer (centrocampista, classe '93). Programmi individuali di recupero per Walter Samuel e David Suazo.

Domani, venerdì 18 febbraio '11, allenamento in mattinata e, a partire dalle ore 13, conferenza stampa di Leonardo alla vigilia di Inter-Cagliari. In serata, sempre al centro sportivo "Angelo Moratti", il ritiro per i nerazzurri convocati.

Fonte: INTER.IT

martedì 15 febbraio 2011

Leonardo: "La rabbia, pane di questa squadra"

A Ronaldo e al suo addio al calcio va il pensiero anche di Leonardo, nel giorno della conferenza stampa della vigilia di Fiorentina-Inter, dopo che il presidente Moratti lo aveva definito ieri il centravanti più forte della storia del calcio: "Anche per me. Forse Messi sta raggiungendo livelli altissimi, però per me dopo Maradona e Pelè, che lasciamo là nel loro Olimpo perché sono due miti intoccabili, viene Ronaldo.

Anch'io ieri ho seguito la sua conferenza stampa e mi sembrava che fosse quasi come perdere un patrimonio. Perché anche se già non era ai suoi livelli, comunque con la sua presenza ci riportava a un qualcosa di troppo bello. Credo che comunque lui sia una persona positiva, anche se ieri piangeva, perché comunque non è facile: non lo è per noi, figuriamoci per lui. Io mi considero un suo amico, sapevo un po' delle cose che stavano succedendo, e ripeto, non è facile. Comunque, lui rimarrà tra i miti: Maradona, Pelè e poi Ronaldo".

"La mia idea di calcio implica di cercare di vincere, perché questo è l'obiettivo sempre, ma anche di giocare bene", sottolinea Leonardo alla vigilia di Fiorentina-Inter, recupero della 17^ giornata di Serie A Tim 2010-2011. "Non credo - aggiunge - che ci sia un'influenza psicologica su una squadra così esperta tra il giocare in casa e il giocare fuori casa. La squadra deve giocare, deve cercare di far male: fuori casa forse sei meno propenso a farlo, ma è quello che dobbiamo fare. Questo è il gioco di questa squadra. Questa squadra deve fare male, ha qualità e fisicità per farlo. Non ci deve essere paura di giocare, questa squadra deve fare male. Ovunque giochi. E questo è l'unico modo di recuperare punti. Io non aumenterei troppo tutta questa preoccupazione".

"Noi abbiamo giocato contro tutte le squadre nel loro momento migliore", ci tiene a precisare Leonardo quando gli fanno notare la ripresa della Fiorentina. "È il destino dei grandi, perché ti confronti sempre con una squadra che è in un grande momento. La Fiorentina è ripartita bene, ha fatto una grande vittoria all'ultima partita. Il presidente ha detto che un dovere cercare di vincere? È una cosa normalissima. Noi parliamo di scudetto perché ci viene sempre fatta la domanda se ci crediamo o no: per quanto mi riguarda, per quello che vedo guardando le altre squadre, è ancora tutto aperto. Chi può dire 'ho vinto', oggi? È tutto aperto. Settimana scorsa c'era la grande Inter che faceva calcio spettacolo e tanti gol; oggi non va bene nulla, la squadra è logora e non va, è piena di problemi.

A me piace il calcio bello: o mi prendono così o non mi prendono. E anche la gente vuole vedere il calcio bello. E questa squadra se lo può permettere: l'Inter oggi è la migliore squadra del mondo. Cosa stiamo qui a piangere? A piangere cosa? Io non ci sto ad entrare in questi drammi. Mi spiace, ma o mi prendete così o mi lasciate. Io penso a un calcio offensivo. L'obiettivo è fare un grande calcio. Se poi non ce la farò, non è che starò qui tutta la vita. L'Italia è la culla della tattica, che è una cosa bellissima da vedere, ma l'amore per il calcio nasce dal gol. Io cerco questo, la gente cerca questo. E poi, una squadra che attacca non è che non difende".

"Questa squadra deve avere il coraggio di giocare, in qualsiasi situazione, come è sempre stato. Nel dna di questa squadra c'è il saper far male", sottolinea Leonardo, che poi rifiuta ogni tipo di critica a giocatori come Samuel Eto'o: "Uno deve avere coraggio a criticare Eto'o, deve avere proprio coraggio. Ha fatto 27 gol in questa stagione, può capitare il momento o il tratto della partita in cui non trovi lo spazio. Dire che c'è un problema Eto'o non esiste".

Durante la conferenza stampa della vigilia di Fiorentina-Inter si parla anche di Nagatomo: "La fiducia ce l'ha", sottolinea il tecnico. "Nelle due partite che ha giocato ha fatto molto bene, a livello di posizione difensiva e del tempo per arrivare in attacco. Quindi non vedo problemi. Deve solo entrare sempre di più nei meccanismi. Poi è ovvio che migliorerà ancora, è giovane ed è arrivato in una grande squadra".

Argomento della conferenza anche la figura dell'allenatore, in generale: "È un posto ambito e allora sembra quasi che ti facciano un favore, ma nessuno fa un favore a nessuno. La società ha bisogno dell'allenatore e l'allenatore cerca di arrivare agli obiettivi della società. In questa è vincere. Non cambia Milan o Inter. È una questione generale di cultura. Però non è un problema di giudizio: se mi devono giudicare lo facciano, non sono permaloso. Lo so che si è sotto esame, ma quello che dico è che ci vuole un po' di coerenza. Io cerco di avere la mia. E difendo la squadra, perché parlare di me oggi cambia poco: io sono qui da 40 giorni. Ma parlare di questa squadra oggi mi fa arrabbiare. Parlare di me va bene, dite quello che volete. Ma di questa squadra non mi va. Non si può parlare di Eto'o o di Milito, o di altri. Detto questo, dobbiamo cercare di mantenere un grande ritmo e cercare di vincere. Avere un tipo di gioco e mantenerlo per 90 minuti è l'ideale. Che noi non siamo al cento per cento, ci mancherebbe altro: ma io cerco di insistere sulle cose positive che possono portare alle vittorie. Poi, se ci saranno mille sconfitte, giudicheremo: ma per adesso stiamo parlando di 11 gare, con 8 vittorie, 2 sconfitte, un pari in Coppa Italia vincendo ai rigori. Se guardo questo, vi dico che firmerei per vincere 7 gare delle prossime 9".

A Leonardo viene ricordato che ieri il presidente Moratti ha sottolineato il fatto che l'Inter abbia sbagliato troppi gol. Il tecnico, invece, viene in qualche modo accusato dai giornalisti di fregarsene del problema dei gol subiti: "Dire che non me ne frega già è un'interpretazione: non è vero che non me ne frega, a me interessa di tutto, anche dei gol sbagliati. Noi, comunque, dovevamo per forza cercare di vincere e quindi rischiare di più. Poi trovare l'equilibrio non è semplice, ma è comunque una ricerca che facciamo. Per quanto riguarda il presidente, credo che lui si sia lamentato di una occasione clamorosa che è successa. Non credo che lui si sia lamentato del fatto che abbiamo sbagliato dei gol. E poi, il presidente fa il presidente, l'allenatore fa l'allenatore, credo che tante volte i giudizi vadano d'accordo, altre volte meno, ma questo rientra nella normalità".

"Sembra che arrabbiarsi sia la normalità! Dobbiamo arrabbiarci tutti?", insorge Leonardo quando gli viene detto di essere 'arrabbiato'. "Non sono arrabbiato. Quello che dico è che è venuta fuori una situazione troppo negativa rispetto a quello che è. Se domani i giocatori saranno arrabbiati? La rabbia è il pane di questa squadra ed è sempre stato così. Non devo inventare nulla. Questa squadra ha una sua identità. Non è che io mi arrabbio e la squadra si arrabbia, non è che io sono calmo e la squadra è calma. Non è così".

Fonte: INTER.IT

sabato 12 febbraio 2011

Juventus-Inter: 20 convocati

Leonardo ha convocato 20 nerazzurri in vista di Juventus-Inter, gara valida per il posticipo della 25^ giornata della serie A Tim 2010-2011, in programma domani sera allo stadio "Olimpico" di Torino (ore 20.45).

Portieri: 1 Julio Cesar, 12 Luca Castellazzi, 21 Paolo Orlandoni;

Difensori: 2 Ivan Cordoba, 4 Javier Zanetti, 13 Maicon, 15 Andrea Ranocchia, 23 Marco Materazzi, 55 Yuto Nagatomo, 57 Felice Natalino;

Centrocampisti: 8 Thiago Motta, 10 Wesley Sneijder, 14 Houssine Kharja, 19 Esteban Cambiasso, 20 Joel Obi, 29 Philippe Coutinho;

Attaccanti: 7 Giampaolo Pazzini, 9 Samuel Eto'o, 27 Goran Pandev, 31 Denis Alibec.

Fonte: INTER.IT

Inter Channel, Nagatomo: "Io e Coutinho... "

Lavora e sorride. È sempre più 'dentro' il gruppo. Ha conquistato la stima di tutti con due doti naturali: la voglia e la simpatia. Yuto Nagatomo è così, lo racconta bene il servizio che andà in onda su Inter Channel fra pochi minuti, nel corso del telegionale. Ascolta e capisce le domande in italiano, ma in italiano risponde solo alla domanda scherzosa. Quando si parla di Juventus, della preparazione alla gara di domani, vuole spiegarsi bene e sceglie il giapponese. "Rispetto alla scorsa settimana - dice - sono riuscito a migliorare la confidenza con i compagni, con la squadra. Ho potuto allenarmi tutta la settimana qui e questo mi ha fatto bene. Credo di aver lavorato bene: se serve, sono pronto". E ancora: "Sapevo che dovevo allenarmi duramente, ci aspetta una gara importante. Se avrò l'occasione, dovrò dimostrare di essere all'altezza di Juventus-Inter".

Questa la voglia. La simpatia, in italiano, è invece per le battute finali. Infatti, Nagamoto, viene interrogato sul nuovo sondaggio, lanciato da Marco Materazzi durante un allenamento, sull'altezza sua e di Philippe Coutinho. Yuto non ha dubbi: "Io, sono più alto io... E lui usa anche tacchetti più alti per cercare di superarmi... ".

Fonte: INTER.IT

Inter Channel: Julio Cesar a "A tu per tu"

"Con l'Inter voglio vincere ancora tutto", ha esordito così Julio Cesar, nell'intervista rilasciata ai microfoni di Inter Channel, per "A tu per tu", in onda questo pomeriggio. "Quello che si prova vincendo con la tua squadra è un qualcosa di incredibile, qualcosa di fortissimo, una sensazione unica".

Il portiere nerazzurro, da poco rientrato dopo un lungo infortunio, ha poi parlato del dispiacere che vive un calciatore nello stare fuori: "La cosa più difficile sono gli allenamenti: non lavorare con la squadra, ma stare a parte, è anche la cosa più noiosa. Da quando sono diventato un giocatore professionista, non mi era mai successo di stare così tanto tempo fuori. Le ricadute sono la cosa più brutta.

Dopo il mio primo infortunio contro il Genoa, ho fatto tutto quello che dovevo fare, sono guarito, e dopo - in allenamento - ho avuto una ricaduta. Allora ho ricominciato tutto da capo. E poi tutto ancora un'altra volta. Mi ricordo che quando mi sono fatto male per la terza volta e sono andato a fare gli esami, quando sono tornato ero davvero giù. Ero a casa da solo e sono andato da Thiago Motta. Sono arrivato da lui e gli ho detto 'Mi sono rifatto male, sono davvero triste...'. E anche lui ci è rimasto male. Allora poi mi ha portato fuori a mangiare, per farmi distrarre un po': mi è stato vicino. Ero distrutto.

Ma poi la mia forza è stato pensare a Walter Samuel, uno con cui mi trovo davvero benissimo: uno che piace a me ma anche a tutti gli altri compagni. E pensavo a lui, alla gravità del suo infortunio, affrontato con una tenacia incredibile: arrivando sempre prima di tutti al centro sportivo, col sorriso. Ho capito che quella era la strada giusta. Spero che Samuel torni il più presto possibile. Quanto a me, avevo così tanta voglia di giocare quando stavo fuori: un giorno l'ho detto anche al presidente Moratti, che non ce la facevo più da quanto mi mancava il campo.

Adesso sono felice e sono felice anche delle prestazioni avute dopo questo rientro. E poi, aver riacquistato in questo mese così tanti punti è stato importantissimo. Adesso non ci resta che andare avanti così, a partire dalla gara contro la Juve, per poi proseguire con quella contro la Fiorentina, e via dicendo. Intanto, queste due saranno importantissime per dare continuità in campionato. È stato un periodo bellissimo, tra parate, punti conquistati, l'ascensore che abbiamo preso per salire in classifica: ora sono di nuovo felice".

Alla rincorsa che porterà al trionfo finale Julio Cesar ci crede, eccome: "È da cinque anni che siamo sempre lì, primi in classifica. Abbiamo vinto cinque scudetti. Ed è stato magnifico. Ma devo ammettere che anche la rincora che stiamo facendo ora è davvero emozionante, a suo modo bella. E penso che se vinceremo questo scudetto - cosa di cui sono sicuro, per quello che stiamo facendo e per quello che vedo, per la voglia mia e dei compagni - sarà ancora più bello".

Si torna poi a parlare di Juventus-Inter, che il portiere nerazzurro definisce "la partita da vincere: vogliamo quei tre punti per mandare ancora un segnale a chi ci sta davanti in classifica. Poi è ovvio che è comunque una partita particolare, perché è il derby d'Italia. Però io la guardo come una partita normale, in cui la cosa più importante è conquistare i tre punti".

A proposito degli attaccanti della Juventus, Julio Cesar spiega che "sono tutti dei giocatori importanti, dei campioni. Matri ha tanta voglia di dimostrare che la Juve ha fatto bene a sceglierlo, ha già segnato due gol contro la sua ex squadra, è un attaccante forte. Poi c'é Toni che ha tanta voglia di fare bene. Del Piero, che noi tutti conosciamo e cui dobbiamo fare molta attenzione. Poi c'è Iaquinta, anche lui con tanta voglia. La loro è una squadra forte".

Fonte: INTER.IT

venerdì 11 febbraio 2011

Pazzini a Sky Sport: "Inter è fame di vittorie"


Domani alle ore 23.30 (e in replica domenica alle ore 18.00), l'appuntamento è su Sky Sport 1 HD con lo speciale "Matri vs Pazzini - il derby d'Italia". I due nuovi bomber di Juventus e Inter, alla vigilia del loro primo derby d'Italia, si confrontano davanti alle telecamere di Sky Sport.

www.inter.it vi propone un'anticipazione della chiacchierata tra Pazzini e il giornalista Andrea Paventi.

Tre gol e due rigori procurati in tre partite con la maglia dell'Inter. Se ci pensa qual è la sua prima riflessione?

"È una grande soddisfazione perché sono arrivato nella squadra campione del mondo, questa era già una grandissima emozione per me. Le tre partite con gol, i rigori procurati, mi rendono contento e orgoglioso per come è iniziata la mia avventura all'Inter"

Ha capito subito di essere entrato a far parte della squadra più forte del mondo?

"La grande differenza che ho trovato entrando nello spogliatoio nerazzurro è la grandissima voglia di vincere che hanno tutti, dai compagni al mister, anche nelle partitelle ad Appiano. Quando vedi questo, acquisti la consapevolezza di essere in una grande squadra, che ha fame e voglia di vincere ancora".

Gennaio è un mese speciale per Pazzini che ha sempre fatto gol nei passaggi da una squadra all'altra. È un messaggio forte e chiaro che mandi alle tue ex squadre?

"Per me gennaio è sempre stato un mese particolare perché sono stato spesso protagonista di trasferimenti da una squadra all'altra. Quello nerazzurro non me lo aspettavo, ma è stata una novità bellissima, soprattutto inaspettata".

Nell'Inter ha trovato Eto'o e Milito. Hanno mai detto, anche scherzando, a Pazzini che il posto in squadra se lo sarebbe dovuto conquistare?

"Eto'o e Milito sono giocatori fortissimi e quando hai modo di viverci fianco al fianco te ne rendi conto sempre di più. Mi dispiace per Milito che adesso è infortunato, sta attraversando un anno un po' particolare che però non lo metterà certamente in discussione. Su Etooo qualsiasi parola sarebbe troppo superficiale. E con un trequartista come Sneijder è bello giocare. Con campioni di questo livello è normale capire di far parte di una squadra top. Poi se il desiderio è quello di vincere tutto, è bello avere concorrenza. Nel mio caso in attacco, e poi servono dei ricambi in ogni ruolo visto che in una stagione può accadere di tutto"

La Nazionale italiana è stata l'occasione per incontrare Alessandro Matri. Che cosa vi siete detti, considerando l'appuntamento che vi aspetta domenica sera allo stadio "Olimpico"?

"Ci siamo scambiati qualche battuta, ma conosco anche altri giocatori della Juventus, come ad esempio Chiellini, Bonucci, Buffon, Aquilani, Storari e con tutti loro abbiamo scherzato a proposito del match che ci vedrà avversari domenica, com'è giusto che sia in questi casi".

In Nazionale ha ritrovato anche Cesare Prandelli. Come sono cambiati i rapporti con lui dopo l'esperienza di Firenze? Si può dire che la Nazionale ha chiarito tutto o quasi?

"Qualcosa è cambiato. Quando giocavo nella Fiorentina, c'erano degli attaccanti forti in rosa. Nell'anno in cui ho avuto la possibilità di giocare, non ho fatto benissimo e sono state fatte altre scelte. Ho anche trovato un Prandelli diverso nelle vesti di allenatore dell'Italia, l'ho anche confessato ad altri miei compagni. Secondo me, è diverso allenare un club e allenare una Nazionale: per questo motivo, posso dire di aver ritrovato un Prandelli migliore, una persona con la quale adesso mi trovo meglio. Già l'avermi voluto nel gruppo azzurro è un grande attestato di fiducia nei miei confronti. Quindi, posso dire con certezza di aver trovato un allenatore cambiato, o forse lo è ai miei occhi, e sono contento che adesso sia così".

L'Inter vincerà lo Scudetto?
"(ride, ndr) Adesso non dipende solo da noi perché il Milan è davanti, ma l'Inter ci proverà fino alla fine".

C'è solo il Milan come avversario nella conquista del campionato?

"Ci sono, secondo me, tre o quattro buone squadre, ma il Milan ha qualcosa in più nel reparto offensivo e credo sia quello l'aspetto che dovremo temere maggiormente"

Il pronostico di Pazzini su Juventus-Inter.

"Speriamo sia una bella partita e speriamo di vincere perché vogliamo continuare la nostra corsa in rimonta, ne abbiamo voglia. ci aspetta una partita difficile, ma l'Inter andrà a Torino per vincere"

Se Pazzini farà gol come esulterà?

"Intanto speriamo di segnare, non sarò l'esultanza a fare la differenza"

Fonte: INTER.IT

MORATTI: "STADIO NOSTRO DA 60 MLN L'ANNO". E POI TUTTO SUL MERCATO, CON UN RETROSCENA...

Ecco l'intervista integrale che Massimo Moratti ha concesso a Il Secolo XIX. Il presidente nerazzurro ha parlato veramente di tutto, dal mercato passato, presente e futuro, a Calciopoli, a Balotelli, fino allo stadio di proprietà, il vero punto di svolta per un futuro ad alto livello.

Presidente Moratti, come le è venuto in mente di chiedere Pazzini alla Sampdoria?

«Veramente a Pazzini ha pensato il mio allenatore. Abbiamo deciso di fare solo un approccio con la Sampdoria, personalmente ero abbastanza convinto che Pazzini non fosse in vendita. Invece lo era. L’operazione non mi sembra sia stata esagerata, dato il valore del giocatore».

Garrone è stato molto criticato per averlo venduto per soli 12 milioni più Biabiany.

«Comunque per noi è stata un’operazione cara. Corrisponde comunque al valore del giocatore».

Ha condotto personalmente la trattativa?

«Siccome non sapevo come potesse andare, ho delegato Branca».

Non ha mai parlato con Garrone?

«Gli ho parlato a negoziato chiuso».

E cosa vi siete detti?

«Io gli ho detto che Pazzini lo avevo pagato troppo e lui ha ribattuto che lo avevo pagato troppo poco».

Insisto: Matri è stato valutato dal Cagliari 18 milioni di euro.

«Matri è stato preso all’ultimo momento dalla Juve e con la formula del prestito».

Pazzini è stato il primo affare tra Inter e Sampdoria nei nove anni della presidenza Garrone. Un caso?

«Non saprei. Le cose nel calcio si sviluppano in maniera imprevedibile».

I suoi rapporti con Garrone?

«Buoni. Lo conosco da anni. Ci stimiamo reciprocamente».

Prime sensazioni su Pazzini?

«Ha un bel viso. Sorride sempre e questa è una cosa bellissima. E’ molto felice di essere venuto all’Inter. Alla Sampdoria stava bene ma l’ho visto felice di entrare nel nostro gruppo».

Con Ranocchia com’è andata?

«Ranocchia è una vecchia storia. E’ arrivato all’Inter qualche mese prima del previsto. L’operazione era nata nel giugno scorso con l’acquisto della metà. Era una scommessa, anche perché Ranocchia veniva da un grave infortunio. Poi si è fatto male Samuel, un’assenza che si tende a dimenticare, e ci siamo trovati nella necessità di provvedere subito un rinforzo alla difesa. Quindi abbiamo chiuso col Genoa anche per la seconda metà del giocatore».

Come ha convinto Preziosi che aveva promesso (come Garrone con Pazzini): “A gennaio Ranocchia resta”?

«Preziosi lo ha venduto molto bene».

Diciotto milioni in tutto?

«Diciotto, no. Quattordici, ma nell’affare è entrato anche un nostro giocatore (Destro, ndr) e quindi è difficile fare una valutazione esatta».

Contento anche di Ranocchia?

«Non è venuto a buon prezzo, ma il giocatore è valido. Capisco Preziosi che l’ha venduto a quel prezzo».

Non solo Pazzini e Ranocchia, anche Kharja e Nagatomo. Anche Benitez aveva chiesto rinforzi...

«Ranocchia e Pazzini erano già in lista e Benitez era al corrente di Ranocchia, mentre sul centravanti ci saremmo mossi a giugno. Io avevo in testa un nome... ma me lo aveva bocciato e il mercato non offriva nulla di particolare...».

Chi era il “suo” centravanti?

«Lasciamo perdere... Era uno straniero. La squadra era la stessa che aveva vinto il campionato, la coppa Italia e il campionato europeo, più altri due giovani (Coutinho e Biabiany, ndr). In fin dei conti l’Inter pareva affidabile. Poi gli infortuni in serie ci hanno complicato la vita. Gli altri due acquisti di gennaio, Kharja e Nagatomo, sono due prestiti, due occasioni che abbiamo colto. Kharja si è rivelato un gran bel giocatore».

Come vanno letti la cessione di Balotelli in nome del fair play finanziario e il forte impegno finanziario sul mercato di gennaio?

«Una squadra ha comunque uscite ma anche entrate. Più una società spende bene, più si ritrova sponsorizzazioni e ritorni in termini di merchandising. Sotto questo aspetto è una promozione e gli investimenti di gennaio sono indirizzati a rafforzare la valutazione della squadra che è aumentata dopo la conquista del campionato del mondo per club. Nell’insieme gli investimenti su Pazzini e Ranocchia erano già previsti».

Balotelli non le suscita rimpianti?

«Per ora Mario ha giocato talmente poco nel Manchester City che non mi ha permesso di avere rimpianti».

La disturba l’ipotesi che fra due-tre anni possa tornare in Italia a giocare nel Milan?

«Il giocatore ha tutta la libertà di andare a giocare nel Milan e il Milan tutta la libertà di acquistarlo. Non so però se con gli acquisti che ha fatto il Milan c’è ancora spazio per lui».

Chi le ha suggerito Leonardo?

«Leonardo è venuto fuori da una scelta molto familiare e molto poco calcistica».

La sua Inter gioca un calcio più bello di quello di Benitez e di Mourinho. E’ d’accordo?

«Sì, l’Inter con Leo gioca in maniera molto divertente. E il modo di fare di Leonardo piace molto alla squadra e alla società».

A Genova il passaggio di un allenatore da un club all’altro avrebbe provocato polemiche e attriti. A Milano è andato via liscio, o quasi. Perché?

«Leonardo si è conquistato il proprio spazio da sé. Inizialmente qualche polemica c’era stata, ma Leo aveva talmente tante caratteristiche da interista che le ha superate...»

Quali sarebbero queste doti?

«(Risata). Suscita notevole simpatia e stima come uomo».

Benitez era stato scelto con ponderazione, no?

«Benitez era stato scelto proprio per la sua esperienza quasi sempre positiva, tale da poter garantire la continuità con la gestione Mourinho».

Non c’è stata la “chimica”?

«Può succedere che non si instauri il feeling giusto. Non tanto con me, perché non era importante che ci fosse la chimica giusta col presidente. A me bastava che Benitez fosse una persona professionale. Ho avuto sempre l’impressione - dai risultati non dall’umore dei giocatori - che la chimica non si fosse instaurata. Alla fine sono i risultati che ti dicono che qualcosa non va. Anche nel calcio capita che ci siano matrimoni non felici. Altrimenti gli allenatori resterebbero vent’anni nello stesso club».

Benitez accusa: i rinforzi che avevo chiesto io li ha avuto Leonardo. E gli infortuni dei quali mi ero lamentato continuano. Ergo, non era colpa mia, ma dello staff medico nerazzurro.

«Visti i risultati di questi ultimi tempi mi aspettavo una reazione di Benitez. Lo giustifico, umanamente. Penso che il dottor Combi sia rimasto un po’ male per le dichiarazioni di Benitez. Ma Combi è all’Inter da parecchi anni ed è uno dei punti di forza del club. Se Benitez intendeva dire che gli infortuni erano colpa sua sfortunatamente per lui non è così».

Anche Milito è finito in infermeria.

«Sono state le preghiere di Benitez... No, scherzi a parte, Milito va seguito attentamente e dovrà fare un periodo più importante di riposo».

E’ stato Mourinho a consigliarle Leonardo?

«No».

Rimpiange Mou?

«Più che rimpianto nutro grande simpatia, stima e ammirazione per un allenatore che ci ha fatto vincere tanto e ha portato all’Inter tanta professionalità. Ma non parliamo di rimpianto altrimenti nasce un equivoco».

La sua dote principale?

«Al di là della sua intelligenza, che è una bella dote, la grande professionalità. Grandissimo lavoratore in termini di quantità e qualità. Sul campo e fuori dal campo. Seguiva l’Inter 20 ore su 24».

E anche il miglior press agent di se stesso...

«Quello è qualcosa in più, che aveva un suo scopo, anche per l’Inter. Mou è un lavoratore eccezionale, che cura tutti i dettagli».

Possibile un suo ritorno all’Inter? Mou è in rotta col Real.

«Per carità, non si sa mai. Io sono molto felice con Leonardo, lo dico ufficialmente».

E Leonardo-Mourinho insieme sulla panchina dell’Inter?
«Già che ci sono ne prendo sette e li pago tutti...».

Le è mai venuta voglia di prendere Cassano?

«Come no, specialmente nel periodo di Mancini. Era una forma di curiosità e se Roberto fosse rimasto con noi prima o poi lo avremmo preso. Ma le cose cambiano nel calcio e Cassano ora è uscito dai nostri interessi».

Prandelli l’ha chiamata per caldeggiarne l’acquisto...

«No. Mai successo».

Prandelli avrebbe invece convinto Berlusconi a prendere Cassano.

«Non lo sapevo. Dovrebbe domandarlo a Berlusconi».

Chi ha fatto l’affare? Il MIlan con Cassano o l’Inter con Pazzini?

«Lo dirà il futuro».

Si sente qualche volta con Mancini?

«Sì, siamo rimasti in ottimi rapporti».

Logico, Mancini aveva riportato lo scudetto all’Inter dopo un’infinità di anni

«Con una squadra formidabile. Anche Benitez aveva una squadra formidabile...».

Eppure li ha licenziati entrambi.
«Con Mancini non sarebbe successo se non ci fosse stata la sua sparata, quella sera (dopo l’eliminazione col Liverpool, in Champions, Roberto disse: “Non so se sarò ancora l’allenatore dell’Inter”) che ha provocato un equivoco difficilmente sanabile. Io ho sempre molta stima e riconoscenza nei suoi confronti e spero che Mancini abbia benevolenza nei nostri».

Domenica Juve-Inter. Il derby d’Italia. Neppure Inter-Milan suscita altrettanta rivalità. Giusto?

«Il calcio italiano è fatto della rivalità tra Juve e Inter, rivalità sportiva che poi il pubblico condisce oltre lo sport. Io vivo ancora il periodo di mio padre, ricordo il caso del 1961 (Inter in campo coi ragazzi contro la Juve per protesta contro la Federcalcio presieduta da Umberto Agnelli, ndr). Come dirigenti dobbiamo stare attenti che la rivalità non travalichi i confini dello sport».

Lei ha ammesso che c’era il rigore reclamato dalla Juve a Palermo. Bel gesto ma su Calciopoli continuate a scontrarvi...

«Calciopoli è stata una vicenda molto grave».

Ad Andrea Agnelli che disse di annoiarsi a sentirla parlare di Calciopoli, lei ha replicato con la battuta sul Giovin Signore. Come le è venuto in mente Parini?

«Era appunto una battuta. Sono affezionato ad Andrea, lo conosco fin da quando era ragazzino. Sono sicuro che farà di tutto per riportare la Juve al vertice».

Agnelli reclama per la Juve lo scudetto 2006 assegnato a tavolino all’Inter...

«Non credo ci sia la minima base per riassegnarlo alla Juve».

Perché si diventa presidenti di calcio?

«Sotto il profilo emotivo, anche se fai un altro lavoro, il calcio ti conquista. Non esiste altra attività che sia comparabile al calcio. Lo diceva mio padre, lo diceva Paolo Mantovani e lo ripeto anch’io. Nel calcio avviene tutto in pubblico, le variabili sono infinite. E’ unico».

Perché l’Inter non si è quotata in borsa?

«Non mi piaceva l’idea di vendere un’azione che non avesse una sostanza economica. Avrei venduto una passione, la mia. Non mi pareva giusto».

Gli stadi di proprietà: una strada obbligata?

«O quelli o ristrutturare gli stadi attuali. Nella attuale situazione economica investimenti di questo genere non sono consigliabili. E tuttavia resta un’ipotesi interessante perché lo stadio di proprietà procura circa un terzo di introiti in più».

Marotta valuta in 40 milioni a stagione l’impatto del nuovo stadio della Juve.

«Per l’Inter allora sarebbero 60».

La convince il nuovo corso arbitrale Nicchi-Braschi?

«Gli arbitri saranno sempre criticati. L’importante è che ci sia la certezza che il sistema sia onesto. E questo certamente dà l’idea di un sistema onesto. Durante la partita mi capita di arrabbiarmi con un arbitro ma alla fine non serbo mai rancore».

L’Inter ha già vinto tutto. Che cosa le chiede ancora?

«Di cercare di tenere il passo».

Col pensiero parla mai di calcio con suo padre Angelo?

«No. Ma gli sono riconoscente per l’esperienza che avevo fatto accanto a lui quando era presidente. Mi è servita per non aver paura della gente, per voler bene al pubblico. Non so se lui sia contento che io sia qui e quindi non mi permetto di chiederglielo».

Come vorrebbe essere ricordato tra 100 anni?

«Non mi pongo il problema. Meglio vivere il presente».

Fonte: fcinter1908.it

Materazzi a Inter Channel: "Moratti, Leonardo e..."

Nella "Prima Serata" di Inter Channel, Marco Materazzi risponde a tutte le domande dei tifosi sul canale tematico nerazzurro. Senza veli o mezze parole, come lui sempre è abituato a fare, come ha sempre fatto e sempre farà. "Ho commesso tante sciocchezze nella mia vita, le ho prese e le ho date e non mi sono mai lamentato. Su questo nessuno può dire niente. Io difensore falloso? Smetterò di giocare quando smetteranno di parlare di me e lo stesso vale parlando di atteggiamento in campo: finchè parlano, lasciamoli parlare".

In positivo, si parla tanto di Materazzi, ma anche di chi potrebbe diventare un suo erede: "Credo ci sia poco da dire o da suggerire a Ranocchia. Andrea è un ragazzo impeccabile, genuino, con la testa sulle spalle, uno di quelli che io definisco "contadino", perchè ha la corteccia forte e sa dove vuole arrivare".

Il Mondiale del 2006 con la nazionale italiana prima, la Champions League con l'Inter quattro anni più tardi: "Due momenti diversi, ma entrambi molto intensi. Ho ricordi sbiaditi di Madrid, dove ho pensato "ho vinto quasi tutto, ma manca ancora qualcosa". A Berlino, invece pensavo che avevamo riacciuffato una partita, ma c'era ancora tanto da sudare".

Materazzi è anche ironia. Per questo, proprio lui, dopo il derby vinto dall'Inter 2-0 del gennaio 2010, ha indossato una maschera di Silvio Berlusconi, comprata mentre era al supermercato con suo figlio: "È stata una cosa simpatica, ci ho riso anche con Berlusconi stesso, magari c'è qualche intercettazione...Lui ci ha sorriso come si doveva sorridere, solo qualcuno - vedi i leccapiedi suoi - ha provato a far diventare quella mia azione un qualcosa di chissà quanto grave".

"Volere è potere": c'è chi lo suggerisce a Materazzi come il motto che descrive alla perfezione l'Inter, quella squadra che dà sempre il massimo in grinta, determinazione, carattere e che dà la sensazione di volere dare e fare sempre di più. "Ci sentiamo così perchè ne abbiamo subite tante, troppe, e allora vogliamo sempre cambiare le sorti che sembrano già scritte. Forse, questa è la nostra grande forza. La forza mia, quella di Zanetti, di Cordoba, quella di chi è all'Inter da dieci anni e di chi sa quello che abbiamo sofferto per raggiungere certi traguardi. Se mi sentivo preso in giro? Molto, ma non lo dicevo più perchè sembrava un alibi e allora passavi per scemo. Poi, alla fine era come pensavo io, come pensavano tutti".

E sul campionato attuale, Materazzi non ha nessun dubbio. Nessuno."È lungo - sentenzia il difensore - e abbiamo una squadra davanti che è troppo forte da raggiungere e noi, poverini, ce la stiamo mettendo tutta per rimediare agli errori commessi nei primi sei mesi". E c'è chi in studio sorride ascoltando le parole di Matrix....

Qualche parole a distanza con Billy Costacurta, un "dialogo" iniziato proprio dall'ex calciatore rossonero che ha definito un non-simpatico: "E non solo questo, ma a quest'ora i bambini sono ancora svegli e quindi non aggiungo altro. Ringrazio Piero Chiambretti che, durante la puntata della quale sono stato ospite, ha tirato fuori dal suo archivio un po' di falli fatti da Costacurta. Tutti, ogni tanto, andiamo sopra le righe, ma io dirò sempre quello che penso, perchè sono uno che, anche negli errori, ha sempre ammesso".

Inevitabile parlare poi del rapporto speciale che lega Materazzi a Samuel Eto'o: "È qualcosa nato quando Samuel era ancora al Barcellona. Quando ho saputo che c'erano possibilità che venisse all'Inter, gli ho mandato un messaggio "Corri qui che vinciamo tutto", lui l'ha fatto e io lo ringrazio perchè abbiamo davvero vinto tutto".

E se le immagini dell'allenamento di oggi mostrano Nagatomo sbagliare un gol praticamente fatto e Materazzi prenderlo in giro con un sorriso è solo perchè "anche lui deve capire cosa significa per noi Juventus-Inter...". Parola di guerriero, che aggiunge: "Se ne parla già troppo di questa partita, ma va vista come la sfida tra ventidue campioni che si affronteranno in campo. Vinca il migliore". E allora che il migliore sia anche la terna arbitrale: "Sarà difficile anche per loro, ma faranno il meglio. L'importante è che ci sia il dialogo e l'educazione".

Due sono le squadre contro le quali Materazzi preferisce vincere tra tutte "Milan e Juventus", mentre ricorda che "se anche non ho mai avuto i piedi di Maradona, 40 o 50 gol in serie A li ho fatti, quindi non ce li ho neanche di marmo".

E a chi gli chiede se non sia diventato un po' troppo buono negli ultimi tempi, il difensore nerazzurro risponde: "Se così fosse, avrei già smesso di giocare. Tutti noi calciatori siamo degli esempi, da seguire o meno. Ad esempio, non mi sento di essere un giocatore classico che dà la sua risposta per compiacere un giornalista. L'importante è parlare poco e bene, senza peli sulla lingua. Io leader del gruppo? Sì, mi sento importante, ma ho voglia di giocare e, pur conoscendo il mio ruolo, se non scendo in campo mi arrabbio. Perchè altrimenti sarebbe giusto smettere".

Nella "Prima serata" di Inter Channel il racconto di Marco Materazzi continua. Arriva al presente e a Leonardo: "Da persona intelligente quale è - spiega Matrix - Leo ha capito la situazione di tutti quanti. La sua sfida, ora diventa la nostra sfida. Visto, il suo passato, la sua è una grande sfida e così sarà la nostra. Se noi giocatori abbiamo avuto problemi considerando il suo trascorso al Milan? Se devo essere sincero, mandai un messagio al presidente Moratti lo scorso giugno, ma come disse lui forse era un po' prematuro. Ho intuito? No, semplicemente voglio il bene dell'Inter e la cosa bella di questo club è il rapporto speciale che si ha con il nostro presidente".

E a proposito di Moratti, Materazzi confessa che "tutti i momenti vissuti accanto a lui sono stati belli e non lo dico per retorica. Ancora oggi, sia quando ho fatto le cavolate, sia quando ho fatto bene, il presidente è sempre stato dalla mia parte, lui la sua famiglia e anche Bedy Moratti che forse è stata la persona più vicina al sottoscritto quando ho fatto delle cavolate".

Sincero e genuino, Materazzi ha chi gli somiglia, pur indossando una maglia avversaria, vedi Antonio Cassano: "È fantastico. Proprio stasera sono a cena con lui. Ci divertiamo, entrambi siamo veri, diciamo quello che pensiamo e non sarà una maglia a cambiare la nostra amicizia. Certo, quando ha scelto il Milan gli ho detto che ha sbagliato, ma da professionista quale è ha seguito una grande occasione, che spero non sfrutti come risultati, ma che sfrutti come persona. Una persona che ha pagato sempre sulla sua pelle, come il sottoscritto, ma che quando smetterà e spegnerà l'interruttore del calcio rimarrà sempre una persona vera".

E che succederà quando a spegnere quell'interruttore sarà Materazzi? "Quel momento prima o poi arriva. L'importante è essere preparati e non aver vissuto di nuvole. Quando uno ha una famiglia e tre figli credo abbia da fare anche in casa. Poi, a casa mia il campo da calcetto c'è, quindi farò la lotta con i miei figli, così cresceranno bene. Se uno tra i miei due maschietti farà il calciatore? A me basta che diventino uomini".

Fonte: INTER.IT

mercoledì 9 febbraio 2011

Inter-Juve: la sfida tra le cooperative del gol

(Fonte Football Data) Juventus-Inter di domenica prossima sarà la sfida tra le due cooperative del gol della serie A 2010/11: 12 i giocatori mandati a segno da bianconeri e nerazzurri. I 12 calciatori juventini in gol sono stati Aquilani, Chiellini, Del Piero, Felipe Melo, Iaquinta, Krasic, Legrottaglie, Marchisio, Matri, Pepe Quagliarella e Toni. I 12 nerazzurri sono stati finora Cambiasso, Chivu, Eto'o, Kharja, Lucio, Milito, Muntari, Pandev, Pazzini, Sneijder, Stankovic e Thiago Motta.

Juventus ed Inter, per altro, sono le due squadre della serie A 2010/11 che segnano con il maggior numero di panchinari: 6 ciascuna. I 6 gol dalla panchina dei bianconeri sono stati finora firmati da Iaquinta (3), Del Piero, Pepe e Toni (1 ciascuno). I 6 gol dalla panchina dei nerazzurri sono stati finora firmati da Pazzini (2), Milito, Muntari, Sneijder e Thiago Motta (1 a testa). (Fonte Football Data)

Fonte: INTER.IT

verso la Juventus, 1^ seduta

Nel pomeriggio di oggi, come da programma, ripresa generale degli allenamenti al centro sportivo "Angelo Moratti".

Assenti gli undici nazionali, gruppo integrato con tre calciatori della 'rosa' Primavera (Jacopo Galimberti, Andrea Lussardi e Lukas Spendlhofer). Leonardo e il suo staff, dopo il riscaldamento, hanno fatto svolgere alla squadra una serie di partitelle a tema e a campo ridotto.

Lavori differenziati, secondo le esigenze individuali, per Lucio, MacDonald Mariga, Walter Samuel, Dejan Stankovivc e David Suazo. Giornata di riposo per Diego Milito.
Contemporaneamente alla prima squadra, su un altro campo del centro sportivo "Angelo Moratti", si è svolto l'allenamento della Primavera di Fulvio Pea.

Fonte: INTER.IT

BENITEZ TORNA A GRAFFIARE: "IL MIO PROGETTO? LO VEDO ADESSO..."

Dismessi i panni di tecnico "pacioso" Rafa Benitez torna a mordere dalle colonne di Marca: "Gli infortuni che sta avendo l'Inter sono gli stessi che la falcidiavano quando ero seduto io in panchina. Con me i calciatori però non giocavano mentre con Leonardo...".

Una chiara accusa rivolta allo staff medico nerazzurro reo di forza i tempi di recupero dei calciatori: "La mia stagione era iniziata piuttosto bene, il mio progetto era stato avallato dalla società. Stupito del NON mercato d'agosto? si, anche perchè ora la squadra si è rinforzata con acquisti importanti e tagli, intravedo quello che era il mio progetto".

Il tecnico spagnolo torna anche sul motivo che lo ha portato ad allontanarsi dalla formazione nerazzurra: "La situazione non era più gestibile, siamo arrivati al mondiale vincendolo e poi di comune accordo con il presidente abbiamo deciso di rescindere il contratto".

Fonte: fcinter1908.it

Nazionali: oggi in campo 11 nerazzurri

Oggi, mercoledì 9 febbraio, undici nerazzurri scendono in campo in test amichevoli con le rispettive nazionali.

- Julio Cesar (Brasile): gara amichevole Francia-Brasile, Parigi - "Estade de France" (ore 21.00 locali)

- Houssine Kharja (Marocco): gara amichevole Marocco-Repubblica del Niger, Marrakech - "Grand Stade de Marrakech" (ore 20 locali);

- Esteban Cambiasso e Javier Zanetti (Argentina): gara amichevole Argentina-Portogallo, Ginevra - "Stade de Genève" (ore 21.00 locali);

- Wesley Sneijder (Olanda): Olanda-Austria, Eindhoven - "Philips Stadion" (ore 20.30 locali);

- Thiago Motta, Giampaolo Pazzini, Andrea Ranocchia (Italia): gara amichevole Germania-Italia, Dortmund - Stadio "Signal Iduna Park" (ore 20.45);

- Samuel Eto'o (Camerun) e Goran Pandev (Macedonia): gara amichevole, Macedonia-Camerun, Skopje - "Skopje City Stadium" (ore 16.30 locali).

- Joel Obi (Nigeria): gara amichevole, Nigeria-Sierra Leone, Lagos - Stadio "Nazionale".

Fonte: INTER.IT

lunedì 7 febbraio 2011

Leonardo: "In lotta fino alla fine"

"Noi l'anti Milan? Questo campionato sarà così fino alla fine: sarà una lotta che vedrà combattere tutte le squadre, che saranno molto vicine l'una con l'altra. In ogni partita si vede quanto è complicato vincere, basta dare un'occhiata alle ultime giornate e a quante sorprese hanno riservato". Leonardo analizza ai microfoni di Sky Sport la situazione della serie A e la corsa allo scudetto, nella quale la sua Inter sembra andare sempre più veloce.

"Oggi ci siamo complicati la vita - ammette Leonardo -, ma non siamo stati sorpresi sui gol che abbiamo subìto: una punizione, un rimpallo, un calcio d'angolo, ma nessuna occasione. È stato un momento-no del match che ci ha portato a prendere due gol e da lì è stato anche un po' il fato, ma noi siamo stati bravi a fare il quinto. Ci siamo distratti, ma poi siamo stati bravi e rientrare in partita e io sono felice. Si parla di problemi, ma io non ci riesco: sono troppo felice, non so di cosa parliamo. Ciò che conta è andare avanti così con questo entusiasmo, io posso solo fare i complimenti a tutti".

Dopo l'infortunio del Mondiale per Club, Inter-Roma ha visto il rientro da titolare di Wesley Sneijder: "Questa squadra ha tante opzioni, ma lui oggi ha fatto una prestazione meravigliosa come tanti altri. Eto'o, Pazzini sono stati straordinari come lo è stata la Roma. Oggi Borriello si è dimostrato l'attaccante più forte della serie A e bravi come lui lo sono stati anche De Rossi, Simplicio e tanti altri. Io ho visto una partita straordinaria".

Ancora a secco di gol Diego Milito, ma per Leonardo il problema non esiste: "Milito non si può mettere in discussione. Depressione? Quest'anno ha avuto tanti infortuni e noi dobbiamo saper gestire la sua situazione. Dopo la stagione straordinaria dell'anno scorso, Diego non deve dimostrare niente a nessuno. Non si deve creare nessun problema".

Leonardo continua il commento della partita ai microfonio di Mediaset Premium: "La classifica? Non dobbiamo guardarla, dobbiamo andare avanti con il nostro gioco, cercando di migliorare gara dopo gara, Anche oggi abbiamo dato prova di gioco e di carattere. Non ho nessun problema a parlare di scudetto, l'obiettivo è quello, ma oggi c'è da parlare di segnali dati da entrambe le squadre, due grandi squadre che si sono confrontate senza esclusione si colpi". Si continua poi a parlare di Diego Milito e l'allenatore nerazzurro ribadisce che "deve stare solo tranquillo e recuperare lo stato fisico e la condizione". E sulle reti subite su palla inattiva: "È stata anche una questione di fortuna della Roma, anche se Vucinic ha cercato la palla ed è stato bravo".

A Rai Sport, Leonardo conclude il giro delle interviste post-partita, confessando che: "Questa squadra ha trovato il modo giusto di fare gol. Siamo partiti un mese fa non con l'obbligo di recuperare, ma con il piacere di vincere le partite per rientare nella lotta e questo sta succedendo".

Infine, in conferenza stampa, l'allenatore nerazzurro dà il suo giudizio al miglior bomber del campionato attuale, Samuel Eto'o: "È tra i migliori attaccanti della storia. Ha tutto, è un giocatore straordinario e sempre decisivo nelle grandi partite". E tutto ce l'ha anche l'ultimo acquisto nerazzurro, Yuto Nagatomo: "Può darci tanto, soprattutto la velocità, in fase offensiva e difensiva".

Fonte: INTER.IT

Cambiasso: "La mia rete, una liberazione"

Ai microfoni di Inter Channel, Esteban Cambiasso: "Sono contento, perché per come è andata la gara è stata davvero una grande vittoria. La mia rete è stata una liberazione, soprattutto perché avevamo preso tre gol e c'era un grande dispiacere per come le cose si stavano mettendo. Eravamo alla ricerca del quinto gol, lo volevamo a tutti i costi. Volevamo assicurarci la vittoria, importantissima contro una diretta concorrente. L'approccio iniziale oggi mi è piaciuto molto, perché siamo scesi in campo carichi e poi anche la reazione dopo il 4-3".

Fonte: INTER.IT

Zanetti: "Ancora tutti in corsa, avanti così"

Ai microfoni di Sky, ha commentato la vittoria per 5-3 capitan Zanetti: "Questa vittoria ci dà grande soddisfazione, ma è presto per parlare di anti-Milan o di cose del genere: perché siamo tutti ancora in corsa, noi, la Roma, la Lazio, il Napoli: è un campionato equilibrato. Lotteremo tutti quanti fino alla fine, ma noi pensiamo solo a noi stessi, ai nostri di risultati. Dobbiamo continuare così. Noi stiamo bene e adesso pensiamo subito alla gara di domenica con la Juventus: abbiamo una settimana, nonostante gli impegni delle nazionali, e ci prepareremo al meglio".

Fonte: INTER.IT

Julio Cesar: "Questo è il nostro segnale"

"Sono veramente contento per come è andata la partita di oggi. Era importante vincere e mandare un segnale alle altre squadre. Ora abbiamo la possibilità di giocare per lo scudetto". Julio Cesar commenta così ai microfoni di Sky Sport il 5-3 dei nerazzurri sulla Roma, una partita ricca di gol e spettacolo. 'Nel primo tempo ho dovuto fare due parate importanti perchè hanno permesso all'Inter di restare in gioco. Mi dispiace aver preso gol, ma è sempre così: quando prendiamo gol poi andiamo meglio, non so il perchè".

Dall'arrivo di Leonardo, l'Inter è sempre più vicina alla vetta della classifica: "È vero, in un mese è cambiato tutto - riflette il portiere nerazzurro - e credo che la cosa più importante sia approfittare quando le squadre che sono davanti a noi perdono dei punti".

"Se il Milan ora inizia ad avere paura di noi? Non so, bisognerebbe chiedere a loro, ma hanno una grandissima squadra, ricca di campioni. Sicuramente un po' preoccupati loro lo saranno. Certo, io ho già vissuto questa sensazione di essere capolista e di perdere punti a vantaggio delle inseguitrici e non è bella...".

Fonte: INTER.IT